martedì 22 dicembre 2015

Il fatto è che bevo

Una volta scrivevo un sacco di post brevissimi pieni di cazzate riempitive.
Devi ricominciare. Il fatto è che bevo e non sempre ho la forza.

Prendiamo per esempio il miglior vino bevuto quest'anno.
Cellartracker alla mano sembra essere il 2011 Cristom Pinot Noir Mt. Jefferson Cuvée from nientepopodimeno che Oregon (mò partono gli sputi) con 97 punti. E di bianchi ne abbiamo addirittura quattro a parimerito (95 punti): 2014 Hamilton Russell Vineyards Chardonnay (Sudafrica, gli sputi aumentano), 2010 Leone de Castris Donna Lisa Salento IGT, 2007 Manfred Becker Riesling Spätlese feinherb (barbacrucco), 2005 Vincent Dauvissat (René & Vincent) Chablis 1er Cru Montée de Tonnerre.

E er metallo? Eccovi per esempio la migliore canzone power scoperta quest'anno.


Per quanto anche i Sabaton meritino una citazione.
Madò chissà dov'è finito/a quello/a che una volta mi giudicava tutte le canzoni, spè come si chiamava, Hirondelle mi pare.

venerdì 19 dicembre 2014

Prendete, bevete, questo è il mio sangue

Sono il primo a considerarmi un impedito nel servizio, in particolare se devo farlo davanti a qualcuno, e proprio per questo ho sempre evitato di lavorare in bar e ristoranti (con rare eccezioni). Però oggi mi è capitato un esempio di mongoloìdia difficilmente credibile.

Sono quasi le cinque in ufficio e mentre faccio di tutto per finire le mie cose per tornare a casa presto (purtroppo fallendo miseramente) una collega mi passa la telefonata di un cliente. Il problema: non riescono ad aprire una bottiglia. Non è la prima volta che mi capita, quando lavoravo all'enoteca una signora aveva chiamato per una questione simile, però allora si trattava di una bottiglia di Dauvissat (o forse Raveneau, non ricordo) cioè una di quelle col tappo ricoperto di cera (al posto della più comune capsula di alluminio). Una persona non abituata effettivamente può rimanere spiazzata. Meno comprensibile il genio che invece aveva tentato di aprire il lambrusco frizzante (col tappo a fungo) usando un cavatappi, ma soprassediamo.
Però almeno qui si trattava di privati, non di un locale provvisto di sedicente sommelier.
"Pinco Pallino vuole sapere come si fa ad aprire la bottiglia di Stracciacazzo di Montebarboso perché il tappo non è né stelvin, né sughero." mi spiega brevemente la collega.
Un grosso punto interrogativo si materializza sulla mia testa. Lo Stracciacazzo dovrebbe avere proprio il tappo stelvin, cioè a prova di ritardato: tieni fermo con una mano, giri con l'altra e voilà. Del resto che dovrebbe avere, il tappo di vetro come certi porto? O magari quello in plastica tipo Sileni?

Cioè questo qua.
Alzo la cornetta e mongol casa mi aspetta.
"Guardi lo Stracciacazzo ha proprio il tappo stelvin, lo gira e via." spiego
"Ma vede il nostro sommelier non è riuscito ad aprirlo." ribatte il cliente.
"Mah sa può capitare di trovare una bottiglia col tappo difettoso, a volte girano a vuoto e ci vuole molta forza per riuscire. E' ancora chiusa?"
"Sì."
"Beh allora se vuole ce la restituisce, la rimborsiamo."
Momento di silenzio.
"Sì ma vede" pausa imbarazzata "In realtà la bottiglia è un po' sporca: il sommelier quando ha visto che non riusciva ad aprirla ha tirato fuori il coltellino del cavatappi e ha provato a tagliare la capsula, ma purtroppo gli è sfuggito e si è ferito alla mano. Adesso l'etichetta è sporca di sangue eheh (risata imbarazzata)."
"LooooL no cioè mi scusi se rido, ma davvero cioè..."
"Ma lei allora mi garantisce che il tappo è stelvin e va solamente girato?"
"Guardi al cento per cento."
"La bottiglia allora possiamo restituirla, anche se è sporca? E poi ha anche dei tagli sulla capsula."
"Non si preoccupi asd poi ce la vediamo con l'importatore."

Io mi domando quale sommelier possa mai avere la grande idea di provare a tagliare un tappo stelvin (ben più duro della capsula di alluminio) col coltellino, veramente. Era diplomato al Cepu? Se vedi che gira a vuoto, la bottiglia è evidentemente fallata: te la metti via e al cliente offri qualcosa di diverso. Posso solo immaginare che fenomenale figura di merda può avere fatto questo tipo, magari al tavolo davanti a una coppietta in amore o a una famiglia in uscita settimanale.
Domani questa bottiglia ci torna, voglio proprio vederla. Nel frattempo ho avuto modo di avvertire l'importatore il quale, preoccupatissimo, ha telefonato al locale e ha espresso le sue profonde scuse per l'accaduto. Cioè vedete? Io italiota mi so fatto una risata e non mi è passato nemmeno per l'anticamera del cervello di scusarmi, lui giappo invece... Quando si dice che il mondo è bello perché vario.

sabato 11 ottobre 2014

Nuntio vobis gaudium magnum

Habemus vinum japonicus piaciutum Tonariis!
Ahah vabbé diciamo che di bottiglie decenti ne avevo già incontrate, ma finalmente ho trovato un vino che posso consigliare senza riserve.


2013 Unwooded Nagano Chardonnay di Chateau Mercian, il primo a destra nella foto. Anche il Muscat Bailey-A e soprattutto il Koshu Gris de Gris non hanno sfigurato (buona idea la macerazione sulle bucce), ma lo Chardonnay mi ha davvero stupito.
Naso molto incisivo con aromi tropicali di banana e ananas, mela verde e pompelmo, insieme a una ben dosata mineralità (sassi bagnati) e a un leggero accento di miele. Annusandolo e riannusandolo mi ha ricordato il Macon-Village di Domaine de La Bongran, dove il produttore è solito lasciare insieme agli acini sani anche alcuni affetti da botrite. Sostenuto da una buona acidità, mostra però un certo spessore e un corpo relativamente cicciotto e soddisfacente.
Finalmente un buon vino dal rapporto qualità-prezzo ragionevole (2500-3000 yen, per me ci possono stare).

E la cosa mi ridà un po' di fiducia nei confronti del vino giapponese, forse pian piano anche questo Paese comincia a maturare dal punto di vista enologico. Certo l'arcipelago non  è avvantaggiato da fattori culturali e climatici, ma per essere un Paese tradizionalmente non produttore di vino e non toccato dalla colonizzazione europea i risultati sono più che buoni. Anche il mercato sembra aver superato la fase bifolco arricchito che non capisce una fava ma compra Chateau Margaux perché fa figo (stadio in cui si trovano ora i cinesi) e c'è una curiosità più genuina nei confronti della nostra amata bevanda.
Curiosità che paradossalmente è invece quasi assente per la birra: l'alcolico biondo che fa impazzire il mondo (non il crodino) è il più bevuto in Giappone, ma la stragrande maggioranza dei consumatori trinca appunto solo lager o pilsner, senza sapere neanche cosa stia effettivamente bevendo. Doppelbock, Schwarzbier o Altbier sono quasi sconosciute, le Stout e le Ale hanno un limitato seguito nei pub inglesi e irlandesi, ma leccornie come Indian Pale Ale, Weissbier (tedesche e belghe) o Porter sono un mercato di nicchia. Una volta, in un noto supermercato di Kobe (Ikari), sono passato davanti ad un piccolo stand di degustazione di birra artigianale italiana: la ragazza dello staff, eccitatissima, ha preso a raccontarmi di come fino a quel giorno avesse creduto che le uniche birre buone fossero quelle giapponesi. Buonanotte eh! E questo nonostante sia pieno di ottime microbreweries giapponesi.
Alla birra insomma non è data la dignità che meriterebbe, la televisione ne veicola un'immagine unicamente da bevanda dissetante da ingurgitare tutto d'un fiato dopo l'ofuro o durante un barbecue (glulgluglu aaaaaaah). E quando le vedo mi viene una certa tristezza.

Ma torniamo al vino. Una mano forse l'hanno data anche alcuni manga, in particolare Kami no Shizuku o Sommelière. Personalmente ci ho provato a leggerli, e danno anche informazioni utili, però mi fanno troppo incazzare: mentre io sono lì che sputo sangue per capire alla cieca la differeza tra un Sylvaner e un Muller-Thurgau, devo sorbirmi le storie di questi genietti del cazzo che poco più che ventenni ti riconoscono varietà, Paese, regione, produttore, anno, gruppo sanguigno del viticoltore e compleanno della persona che ha raccolto l'acino finito dentro al vino nel bicchiere.


Figlia mia, ma che vita hai vissuto? Hai bevuto borgogna sin dalla culla? Nel biberon c'era Meursault? Come stracazzo è possibile tutto ciò? Capisco riconoscere il Pinot Noir, capisco al limite indovinarne la regione, ma l'anno, il villaggio e il produttore (più o meno)? Questo è l'Holly e Benji del vino, solo che mentre su Holly e Benji i tiri scappellati sono talmente bizzarri da risultare palesemente finti, qui qualche sempliciotto potrebbe anche pensare che sia possibile per un sommelier riconoscere perfettamente quanto è versato nel bicchiere.
Anche Kami no Shizuku ha la sua bella dose di cazzate e il drama forse è pure peggio. Poi ripeto: si ricavano anche delle informazioni interessanti, ma che fatica.

Uh ma quanto ho scritto e sì che eravamo partiti dall'Unwooded Chardonnay. Vabbé insomma se lo trovate bevetelo, per quanto mi riguarda insieme al Koshu di Aruga Buranka è il miglior indigeno che abbia provato sinora.
Sono ancora un po' indeciso sulla convenienza di mettersi seriamente ad analizzare il vino giapponese (non esistono studi in inglese e potrebbe valerne la pena), ma di certo vini come questi sono incoraggianti.




domenica 5 ottobre 2014

Frozen balls

Quanto c'hanno sfrangiato i maroni in TV con sto アナと雪の女王 (in Italia, Frozen, il film della Disney). Ogni occasione era buona per mettere su la canzone e farla cantare nelle più disperate versioni (quella nel dialetto di Osaka molto divertente lo ammetto).


Ma cosa posso aspettarmi?
E' triste dirlo, ma i programmi giapponesi, almeno quelli in chiaro, fanno davvero pietà. Ci sono delle notevoli eccezioni come la TV per bambini, qualche quiz, un po' di cose della NHK, Yoshimoto Shinkigeki, anche 逃走中 (Tousouchuu, una sorta di acchiapparella on steroids) se vogliamo, ma sono piccoli isolotti in un mare di grande mediocrità.  E' un varietà continuo, a ogni santa ora di ogni santo giorno, è come avere perennemente Buona Domenica su più canali, a volte senza valide alternative (!).
I più bernardi fingono di intrattenere, ma in realtà fanno solo pubblicità alla catena o al negozio di turno: interessantissimo vedere due famosi prezzemolini esplorare in lungo e in largo Nitori (tipo Ikea giapponese) e provarne tutti i mobili e gli accessori. Yawn. Che poi non si capisce mai che mai avrà fatto certa gente per essere famosa, a me sembrano perlopiù dei freak assurdi o la solita fica che vabbé capirai. Anche quando magari capita il servizio interessante vorrei davvero sapere per quale motivo devono lasciare in alto il box con le facce dei vip in studio, ma a che diamine serve? Quale potrà mai essere il mio interesse nel vedere le reazioni di certo ciarpame al video? (a seguire esempio preso a caso)


Mah.
Poi c'è quel programma che parla dei giapponesi residenti in posti strani in giro per il mondo. Ecco l'idea è carina, però a volte si sfocia un po' troppo nella ricerca del bizzarro (per far sgranare gli occhi alla gente a casa e a quella in studio ovviamente, sempre visibile nel suo piccolo inutile box sull'angolo superiore). Altre volte invece cade rovinosamente nel ridicolo: ricordo una volta il racconto di una donna, residente tipo in Africa mi pare, che si era detta stupita all'inizio quando durante un pranzo la gente si era incazzata perche lei aveva sonoramente scoreggiato. Vi giuro, spero di aver capito male. Forse boh pensava tanto qui son tutti negri chemmefrega! Allibito. Oppure un'altra perla, questa recente, dove si mostrava in Canada un distributore di mariujana (in piccole dosi e per uso "terapeutico" pare sia legale acquistarlo). Grande stupore in studio (vedi boxettino) e messaggio in sovraimpressione: "L'acquisto è illegale per i cittadini di nazionalità giapponese". Ahahah perché se un giapponese vive in Canada si applica la legge giapponese? Tipo i trattati ineguali nel Giappone dell'Ottocento? Il problema è che mia moglie a ste cazzate ci crede, se no mi farei giusto due risate.
Che poi intendiamoci pure la tv italiana (quello che mi ricordo) fa piangere e la neozelandese non era tanto meglio (cricket a tutte le ore, non scherzo), però in Giappone pare proprio povera di mezzi. E' mediocre in un modo diverso. I programmi per bambini (Inai inai ba, Okaasan to issho ecc) sono in proporzione fatti molto molto meglio di quelli per adulti.

Alla fine niente stasera ho affittato Ralph Spaccatutto da Tsutaya: dieci volte meno famoso di Frozen e dieci volte più divertente. E accorgendomi della cosa mi è venuto un po' l'astio.

martedì 26 agosto 2014

Recidivo

Lo so non dovevo, ma alla fine ci sono ricascato. Sono di nuovo andato a leggere un gruppo facebook di italiani in Giappone. Avete ragione, non ha senso farsi del male così però speravo in un miglioramento, qualcosa. E invece.

https://www.facebook.com/groups/137443376324016/permalink/728352440566437/

Con tutto il rispetto per l'autore, che tra l'altro conosco pure, però basta a dì le cazzate dai veramente. Ma quale diamine di problema si può avere a farsi dare le ferie in Giappone? Quando mai ti possono essere negate se le chiedi con un cospicuo anticipo e eviti periodi "caldi"? Tanto più che noi in quanto gaijini e stranieri possiamo appellarci alla differenza culturale e guardare il nostro superiore così



singhiozzando "Vorrei tanto vedere la mia famiglia in Italia una volta l'anno" (funziona sempre).
Ma mi spiegate che diamine di lavoro è quello dove "Un mio amico italiano al ritorno per un lutto dall'Italia, si é ritrovato licenziato"?? Che razza di contratto aveva? Cosa faceva per essere sostituibile così, su due piedi? Provava materassi? Faceva il soprammobile? L'uomo-sandwich?
O forse è un problema di comunicazione? "Secondo me non c'è la traduzione in giapponese della parola ferie, semplicemente perché non sanno neanche cosa siano." La parola ferie in giapponese c'è, anzi ce ne sono più d'una: le ferie canoniche sono yuukyuu, quelli in cui recuperi giorni di vacanza dove hai lavorato daikyuu, la mezza giornata è hankyuu ecc. Mò ho capito! Non sapevate come chiederle! Adesso lo sapete.

Non lo so, forse parlo dal mio paradiso bucolico del Kansai occidentale, però leggere ste cose mi smuove qualcosa (la cena forse). Perché poi si butta nel calderone di tutto dai "malvagy datory gyapponesi" alla "vyolazione dei diritti vmany". E allora come fai a negare?
Sì ci sono dei datori di lavoro di merda, anche in Giappone. Sì, in Giappone vengono violati anche dei diritti umani. Ma questo non c'entra un cazzo con le vostre ferie. Le ferie le chiedete e ve le danno e se non ve le danno... 
Ecco, se non ve le danno. Considero un caso simile molto raro perché in Giappone la manodopera scarseggia e non mi sembra saggio per un datore di lavoro farsi una brutta fama, ma tant'è, soffermiamoci un attimo.
Qui non c'è un organismo che protegga il singolo lavoratore. Dieci giorni di ferie all'anno sono pochini e doverli usare anche per le malattie è una merda, proprio una merda. Se le cose tra te e la tua azienda non vanno bene, la via più facile e veloce è trovarne un'altra. Anche questo è una merda.

Cosa voglio dire: esistono dei grossi, forse irrisolvibili problemi nel sistema. Aspetti che odio. Aziende da evitare. Lavori stressanti (non mi convinceranno mai a stare alle vendite). Tuttavia esagerare e mettersi a dire cazzate su fantasiose impossibilità di prendere le ferie in Giappone, elevando la cosa a norma e abitudine ovunque, sveglia lo spirito del bastian contrario che è in me. Magari bisogna trovare un compromesso (i giappi -uuuh ho detto giappi, ma che razzista che sono io- li ho sempre trovati disponibili a trovare un punto d'incontro), magari bisogna anche un po' battersene di quello che fanno i colleghi nipponici (onestamente cazzi loro, non voglio entrare nella loro testa), ma ricevere rifiuti o minacce alla richiesta di ferie? Mah. E se il discorso si sposta sugli straordinari allora mi chiedo perché se esco alle cinque di pomeriggio in treno non si respira, mentre alle otto è mezzo vuoto. Boh, saranno solo studenti, o arubaito.
Che poi pare che qualcuno mi paghi per difendere il Giappone, quando anche a me non farebbe mica poi tanto schifo allontanarmi dall'arcipelago. Però vedete eeh "i contratti con ferie in Giappone sono fantascienza" (almeno spero che il mio lo abbia scritto Olaf Stapledon), in Giappone prendere le ferie è "disonorevole" eh sì. "Neanche la Corea del Nord" già già.
E la voglia di rispondere è tanta, ma so che mi farei coinvolgere in lunghe e inutili discussioni, con gente che vede il Giappone in una maniera tutta sua e non cambierà idea. E improvvisamente mi rendo conto di avere cose più importanti da fare, più utili. 
 Tipo asciugare gli scogli giù al mare o contare le finestre del palazzo di fronte.

lunedì 21 luglio 2014

Shirahama

Ieri e oggi gitarella a Shirahama.
Mentre prendevo il sole in spiaggia la mia mente ha cominciato a vagare tra riflessioni sullo gnosticismo, differenza dei prezzi delle arance in campagna e citta' e momenti di puro vuoto.
Mi sono reso conto di tre cose: la prima e' che se fossi costretto ad aderire a una dottrina cristiana probabilmente sarei gnostico (poi vabbe' c'erano mille scuole diverse, bisogna vedere).
La seconda e' che, tra smartphone in giro e computer a casa, sono pochi i momenti in cui mi stacco dal costante flusso di informazioni internettiano, in cui mi permetto semplicemente di non pensare a nulla o di lasciare la mente libera di saltare da palo in frasca. Uno e' quando corro, ma li' per forza. Un altro e' quando sono disteso in spiaggia. Non so, l'ho trovato un po' zen: lo zen e l'arte di prendere il sole.
La terza e' che le arance costano molto meno in campagna che in citta' e quindi, dopo i giorni del mitico Cygnus, e' forse giunta l'ora di comprarsi un nuovo mezzo di locomozione.